Tutto il mondo è sotto shock per il suicidio della 16enne Amina Al Filali. La ragazzina si è tolta la vita sabato scorso, nella sua città, Larache, vicino a Tangeri, in Marocco. Si è uccisa dopo essere stata costretta, dalla famiglia, a sposare l'uomo che, un anno fa, l'aveva violentata. Presa dalla disperazione per dover vivere a fianco del ragazzo che le aveva lasciato una ferita indelebile nell'anima, la giovane ha ingerito del veleno per topi ed è morta, dopo una straziante agonia.
"Questa ragazza e' stata violentata due volte, l'ultima quando si e' sposata". Così Mustapha El Khelfi, portavoce del governo, ha commentato la tragedia.
Lo stupro, in Marocco, è considerato un semplice reato e spesso i responsabili delle violenze sessuali riescono ad evitare il carcere proprio all'ordinamento penale del paese. Così è successo per lo stupratore e marito di Amina che non ha scontato nemmeno un giorno di detenzione per l'abuso commesso e si è quindi potuto sposare con la sua vittima. La sconvolgente vicenda ha scatenato una grande mobilitazione in tutto il paese, soprattutto da parte delle associazioni in difesa dei diritti delle donne, ed il governo si è detto disposto a discutere dell'accaduto e la speranza è che possa prendere in condiderazione la possibilità di inasprire le pene per i reati a sfondo sessuale.
Francesca Fumagalli Italia Media srl.
(Fonte Imnews)
Sono mancata per un po', lo so.
sono stata piena di impegni e finalmente mi sono di nuovo innamorata. E ho anche ripreso a studiare.
Ma vista l'intestazione non è di questo che voglio parlare. Mentre giravo per il web, tra notizie su Jude Law che sta con Cameron Diaz e tra liti farsa tra interpreti sempre più mediocri e sempre più insulsi del Grande Fratello (Orwell si sta rigirando nella tomba, lo so), ho letto una mail che mi ha shoccata.
Amina Al Filali era una donna. O meglio, una ragazza. aveva sedici anni. E voglio immaginarmi che come nella canzone di Fabrizio De Andrè, Leggenda di Natale, anche lei fosse una bambina che giocava con i fiori in un età che non dovrebbe portare dolori.
Amina a sedici anni è stata violentata.
Il suo stupratore, che voglio definire un porco senza precedenti, ha deciso di evitare il processo sposandola, perchè in Marocco c'è una legge che permette questo e che nessuno al governo ha ancora cambiato.
Lei ha dovuto accettare. Ed è calata in un altro inferno.
Non so se potete solo immaginare cosa sia la paura per una donna. Non lo so e vi auguro di non provarlo mai. alle volte fa paura anche quando una persona ti chiama troppo e non ti lascia stare, anche se tu lo chiedi in tutte le maniere, arrivando persino a minacciare questa persona. Ma provate a immaginare questa paura amplificata all'ennesima potenza. L'idea di dormire accanto all'uomo che con la forza ti ha posseduta magari permettendogli ancora di farlo, coperti dal velo ipocrita di un matrimonio forzato, la sensazione di disgusto che poteva solo provare questa bambina di sedici anni toccando il corpo del suo stupratore, anche per sbaglio, in uno dei mille contatti della quotidianità fuori da un letto.
Un inferno appunto. Un inferno in cui l'unica via di fuga per la piccola Amina è stata la morte.
E Amina si è uccisa. Ha spezzato la sua vita distrutta di sua sponte, per lasciare un mondo che non solo non l'ha saputa difendere, ma l'ha regalata al Mostro che l'aveva uccisa nell'anima.
Ma non bisogna andare troppo lontano cari miei per parlare di ingiustizie sulle donne. Forse tutti avete guardato almeno una volta nella vita FORUM. Un tempo c'era una giudice che si chiamava Tina Lagostena Bassi. Bene! Questa donna ha speso la sua vita a difendere le donne che venivano violentate e il caso più famoso è sicuramente quello di 'Processo per uno stupro' che venne trasmesso in Rai nel 1979. La protagonista di tale scempio si chiamava Fiorella ed era stata violentata da quattro uomini per un intero pomeriggio.
La cosa più disgustosa è forse che gli avvocati dei quattro Mostri, stavolta, hanno attaccato la povera vittima, facendola diventare a sua volta carnefice, arrivando a parlare di un termine medioevale, usato spesso in questi casi: vis grata puellae... Gradita dalla fanciulla, tradotto in soldoni e quindi unito nel contesto, non poteva esserci violenza, dal momento che la ragazza c'era stata anche se la pudicizia l'aveva fatta vergognare di ciò che aveva fatto.
Altro caso eclatante, forse il più importante della storia della cronaca nera italiana, è quella del caso della Strage del Circeo, dove due donne vennero stuprate e picchiate a sangue -una di loro morirà- e chiuse dentro il bagagliaio di una macchina. Era il 1975.
Izzo, uno dei stupratori in carcere, nel 2004, dopo le bestialità compiute 29 anni prima , viene messo in semi libertà. Ucciderà di nuovo, una mamma e una bambina di quattordici anni, soffocandole e seppellendole.
Questo fatto mi lega alla domanda del titolo: quanto valgono le donne?
Quanto vale la dignita di una donna? Dobbiamo forse ricordarci che negli anni Sessanta vigeva una legge che diceva che un uomo, anche da noi in Italia, poteva sposare una donna che aveva violentato?
Dobbiamo parlare di Franca Rame, violentata da un gruppo di fascisti solo perchè non aveva le loro stesse idee e stava infastidendo questi mostri con i suoi spettacoli?
Dobbiamo dire che nel 1997 la legge contro lo tupro non c'era e che lo stupro stesso era considerato un oktraggio al pudore? Solo quindici anni fa!
E vogliamo parlare delle donne che non vengono protette abbastanza dai loro stalker? Nonostante una legge che permette che uno stalker possa venire arrestato, troppe donne muiono per amori malati.
E le donne che subiscono violenze domestiche, che negano i lividi?
E lo Stato che ci ha messe da parte e che non ci permette di lavorare perchè future o già mamme.
E le donne che devono chinarsi al potente e sentirsi dire di essere bugiarde se un politico le violenta, le maltratta, le molesta.
E poi ci sono le donne che vengono rapite...
Quelle che non si sa che fine abbiano fatto. Quelle donne di cui deve parlare Geppy Cucciari a San Remo e Fiorello su Twitter per farle ricordare.
Parlo di Rossella Urru, cooperante sarda rapita da AlQaida nel Ottobre 2011.
Possibile che solo ora che la TV ne ha parlato, solo dopo che Fiorello ha chiesto la sua liberazione su Internet, tutti i politici stanno facendo a gara per mettere striscioni che inneggiano alla liberazione di Rossella.
Forse è questo il peso delle donne. L'ipocrisia del momento, quando tutti gridano all'orrore o si asciugano le lacrime. Quando esponiamo uno striscione con una foto.
Ma forse nemmeno noi donne ci sappiamo difendere. E quando ci proviamo veniamo tentate dalla politica.
Io lascio questo blog... Il latte si è raffreddato.
Lo berrò lo stesso.
Nel frattempo...
Buongiorno mondo...